
Benvenuto dall'Associazione in aiuto ai senza fissa dimora: RONDA DELLA CARITA' ONLUS VERONA
Magazzino
Orario apertura
Lunedi 15.30 - 17.45
Martedi 9 - 12
dal Mercoledi al Venerdi 15.30 - 17.45
Volontari
Vuoi collaborare con noi?
Diventa volontario della Ronda,
chiama il 349 381 6616
ti daremo tutte le informazioni
5 x 1000
Dichiarazione dei redditi

I VOLONTARI RACCONTANO
In questa nuova sezione del sito diamo voce ai volontari della Ronda della Caritá di Verona che desiderino raccontare le esperienze vissute in Associazione, esprimere le emozioni, gli stati d'animo e i sentimenti nei confronti dei piú bisognosi.
DICEMBRE 2011
Al di là del cancello,
le luci dei banchetti illuminavano la notte
e il viavai delle persone eleganti
rendeva la piazza un salotto.
"Com'è bella", ho pensato,
"come è bella Verona la notte"
...e mi sono accovacciata tra i cartoni
che lo proteggevano dal vento
e gli stracci che lo coprivano...
"vuoi il minestrone? è caldo,buono e profumato"
...si, si,grazie,la risposta arriva immediata.
Mentre mangia parliamo un po’ della notte
e delle lucciole rincorse
quando eravamo bambini,
del lavoro che non cè più
e dell’auto parcheggiata vicino
che gli lascia solo un minimo spazio
per stendersi,
ma lui dice mi protegge,
anche quest’auto mi protegge dal freddo.
Hai una sigaretta?
cosi io, che fumo poco, la cerco
Ansiosa
nella borsa dove non trovo mai nulla
e invece stavolta eccolo li
…il pacchetto con tre ,quattro sigarette,
spuntare come per magia.
Ne prendo una anche io e lui me la accende
... un lampo negli occhi
nella gioia di un gesto galante
e nella condivisione antica del fumare
insieme una cicca.
A pochi passi i due amici della Ronda
vigilano in silenzio,
anche loro fumando.
Lontano i grandi alberi di natale
offerti dalla pubblicità
sfavillano luminosi.
Negli angoli della piazzetta
piscio di gatto e di uomo ...
... come nei nostri cuori.
Ma siamo noi
con la piccola luce
delle nostre sigarette,
l’albero più bello.
p.g - dic. 2011
Scuola Secondaria di I grado di Roverchiara
Aprile 2011
Riportiamo alcune riflessioni e poesie degli alunni delle Classi 3A e 3B coadiuvati da Giovanni Morin, docente di Religione, della Scuola Secondaria di I grado di Roverchiara.
CLASSE 3A
Ci ha impressionato il racconto della sua associazione e del numero di barboni presenti a Verona; è stata molto triste la storia del ragazzo che ha incontrato un suo vecchio amico di scuola, mentre portava da mangiare.
L'esperienza è stata molto utile. Abbiamo capito che nel mondo molti vivono peggio di noi e non possono usufruire delle comodità a cui siamo abituati. Siamo stati colpiti nel nostro intimo sentendoci spronati a crescere nel desiderio di aiutare coloro che non hanno più dignità.
"La Ronda della Carità"
Alla Ronda della Carità
Molte persone lavorano là.
Persone ricche, povere o anche normali
Ma in fatto di generosità non hanno eguali.
Con il furgoncino ogni sera
Partono, anche la notte più nera.
Portano cibo, vestiti e altre cose in abbondanza
Come segno della loro fratellanza
Perché c'è un sacco di gente in trepida attesa
Che incontrarli tutti sembra un'impresa.
Ogni notte che chiude il giorno
Loro vanno sempre intorno
A rendere meno dura la giornata
Di chiunque e in qualunque data.
Sono già in molti qui ad aiutare
E se vuoi venire anche tu, non aspettare!
A Verona loro stanno
E se ci andrai molte persone ti ringrazieranno.
Sofia
CLASSE 3B
Ci ha colpito l'esperienza della vostra associazione, perché non pensavamo che ci fossero così tante persone senza tetto e bisognose del vostro aiuto.
Ci ha commosso anche il vostro coraggio e la vostra "infinita" pazienza verso le persone più povere.
Stimiamo molto la vostra determinazione e ci auguriamo un giorno, divenuti maggiorenni, di poter dare un sostegno alla vostra associazione.
Giulia Milena Elia
Ammiriamo l'amore che avete e donate alle persone bisognose, mentre fate volontariato nella Ronda della Carità, senza chiedere nulla in cambio.
Serena Valentina Lorenzo
"Volont-aiuto"
Nelle fredde strade di periferia stanno i poveri senza tetto,
c'è chi ha tanto c'è chi ha poco ma l'aiuto loro hanno.
Sono felici sono al caldo quando i volontari,
arrivan di notte, dando a loro compagnia,
il necessario ma anche molta allegria.
Tanta gente chiude gli occhi quando li vedono per strada,
ma per noi e altre persone non è giusto,
perché anche loro hanno un cuore.
Martina Giada Elia
LA MIA RONDA
Quando cala la sera,
con l’abito suo scuro,
Eccola! Parte fiera!
Con un fare sicuro.
Roboanti Pulmini
porteranno del cibo.
Volentieri i Rondìni
doneranno un sorriso.
Tra silenzio irreale
di città ora spenta,
minaccia un fortunale
e la luna ancor tenta
di far riapparire
quel viso suo bello,
ma tuona a non finire:
per me niente ombrello.
Solo un albero: un pino
accetta di riparar
un così tal meschino.
Quand’è che finirà di lampeggiar
questo lungo, eterno, temporale?
Quando stelle e luna vorrà ridar?
Ma ecco: arriva un fanale.
Mi illumina sommesso,
agli occhi non fa male.
Sono loro, miei amici!
Salgono fino da me,
come sempre felici,
offrendo del caldo thé.
Ci sono acqua, biscotti,
c’è pure minestrone:
pasti caldi, ben cotti
da gentili persone.
Sfidando la tempesta,
fedeli nel servire,
con un’aria di festa
mi danno del vestire.
Luminosi in questo buio,
son loro le mie stelle.
E se anche domani a piovere continuerà,
avrò sempre la mia Ronda della Carità.
Isacco - 23 Agosto 2010
UN SORRISO NELLA NOTTE
17 febbraio 2010

Mancano quindici minuti alle ventuno quando ci accingiamo ad aprire il portone. Il nervosismo è stemperato dalla sicurezza che ogni nuova esperienza può solo arricchire. Nonostante ciò qualche dubbio rimane. Guardo Fred. Non parliamo, anzi ci togliamo quasi imbarazzati gli sguardi di dosso. Lui si aggiusta la tracolla con all’interno la sua reflex. Io la sciarpa. Fa freddo questa sera a Verona e deve ancora arrivare la notte.
Entriamo. Ci viene incontro subito Mario. Ci stava aspettando. Il suo sorriso e la sua calorosa stretta di mano sono rassicuranti. Trasmettono con decisione un senso di serenità.
Ci guardiamo attorno. Sembra proprio un magazzino di qualche ipermercato. Ben disposti nei diversi ripostigli: alimentari, vestiario, coperte e altro ancora. Prima di accomodarci nella stanza adibita ad ufficio di Mario, veniamo colpiti anche da un altro elemento. C’è un via vai di persone. Età più disparate. C’è fermento. Non confusione, tutt’altro. Si nota una spiccata organizzazione. Chi riempie di tè caldo i thermos. Altri sistemano le singole borse dove all’interno c’è il pane e le posate. Alcuni si occupano della frutta e del dolce, mentre c’è chi fa l’inventario dei capi d’abbigliamento da distribuire. Anche sulle coperte c’è una stima, ma di quelle si abbonda un po’. Purtroppo in queste notti non sarebbero mai troppe. E’ quasi tutto pronto. A momenti arriverà anche il piatto caldo. Questa sera è il gruppo degli Alpini della zona che si sono resi disponili a preparare una zuppa calda.
Ci isoliamo dall’entusiasmo emanato da queste persone per entrare nell’ufficio di Mario. E’ giunto il momento di fare quello per il quale abbiamo fissato questo incontro alla sede della Ronda della Carità.
Fred si è reso disponibile ad appoggiare l’iniziativa di Antonio Amendola di Shoot 4 Change legata al progetto di Ghosts – Fantasmi. Dare visibilità agli invisibili, a chi ha perso un’identità. Senza tetto, homeless, sans-papiers. Sensibilizzare su un tema così fortemente attuale. Sarà di Fred il compito di immortalare, prima di tutto con la sua sensibilità e poi con la macchina fotografica, Alessandro e Ivan, due dei senza dimora aiutati in questo duro inverno dalla Ronda. Dal canto mio invece, cercherò con la parola prima e con la scrittura poi di mettere nero su bianco quello che avranno da dirci. Niente domande. In silenzio ad ascoltarli. Mi auguro che il risultato di queste foto e di questo testo (disponibile sul sito di Shoot 4 Change) rappresenteranno realisticamente l’incontro che stiamo per fare.
Intanto in ufficio ci raggiunge anche un capostipite della Ronda della Carità. Anche lui si chiama Antonio. I suoi occhi brillano. Lo si può ben notare nonostante porti gli occhiali da vista. Questa volta non è il freddo, dev’essere invece quell’energia che accomuna tutte le persone all’interno della Ronda. E’ da più di dieci anni che fa volontariato. Con le sue pacate parole ci racconta di questa realtà. Di quante persone mettono a disposizione parte del loro tempo ogni sera. Di quante aziende locali li aiutano nella loro raccolta di cibo. Dei privati che fanno donazioni. Insomma di quante Bella gente c’è intorno, nonostante il bombardamento mediatico che ci vorrebbe tutti truffatori, disonesti, menefreghisti o, nella migliore delle ipotesi, bamboccioni e teledipendenti.
Intanto arrivano anche Alessandro e Ivan. Che incontro!
Non vi voglio anticipare nulla, però è stato umanamente uno dei più intensi momenti d’ascolto. Storie, sguardi, semplici gesti.
Mezz’ora, non tanto di più, poi Antonio gentilmente ci dice che è arrivato il momento. Le squadre sono pronte. I due furgoni caricati sono fuori già accesi. Si esce. Sulla strada. Iniziano quei giri che ogni sera, ogni notte, sette giorni su sette i volontari della Ronda della Carità compiono per portare un pasto caldo. Un indumento. Una coperta. Un sorriso.
Saliamo sul furgone. Alla guida si mette Antonio. Familiarizziamo subito con la “nostra” squadra. C’è di tutto. Studenti, lavoratori, studenti/lavoratori, ma soprattutto gioia. Gioia per essere lì, per iniziare un’altra serata al servizio altrui. Sembra di essere in partenza per una missione. Una missione di amore.
Ci portiamo al di là dell’Adige. Stiamo per entrare in quella zona di Verona che presenta una dichiarata contraddizione. A due passi c’è l’Università, il luogo per eccellenza dedicato al sapere, alla cultura, all’evoluzione dello spirito umano attraverso l’apprendimento. Poco più in là, qualche laterale più avanti, un’area dove l’immigrazione ha trovato insediamento, con non poche problematiche d’integrazione e con qualche furbetto indigeno, che ha ben pensato di affittare a prezzi salati, spazi ridotti ai forestieri di turno.
Facciamo la prima sosta vicino ad una stazione di servizio. Mi informano che questa tappa sarà la più importante, visto che normalmente accoglie un numero significativo di senza tetto. Infatti è così, neanche il tempo di spegnere il furgone ed aprire il portellone laterale per scendere, che iniziano ad avvicinarsi una quindicina di “fantasmi”.
La squadra è ben affiatata, lo si capisce subito da come si muovono per distribuire nel minor tempo possibile, il tanto sospirato cibo. Io e Fred, entriamo subito in questi nuovi ruoli e senza intralciare gli altri, distribuiamo l’acqua e il tè caldo. I ragazzi della squadra sono fantastici. Operano quasi fossero dei professionisti. C’è chi scambia qualche parola, però senza essere invadenti e comunque mantenendo sempre il giusto equilibrio per gestire un’eventuale emergenza.
Si avvicinano altre quattro persone desiderose di mangiare. Al termine di questa prima tappa in totale saranno diciannove. Per lo più sono nord africani o ragazzi dell’Est Europa. Ci sono diversi giovani. Ci sono tante storie nei loro occhi.
Dopo averli fatti mangiare, si passa a distribuire qualche capo per chi è a corto di vestiario. Le richieste maggiori riguardano naturalmente le coperte, d’altronde la lancetta del barometro farà fatica arrivare allo zero questa notte. C’è un freddo che penetra nelle ossa. Solo rimanere fermi in piedi per qualche minuto è una sfida non da poco per il corpo rabbrividito.
Si cerca di rispondere alle diverse richieste, ma dobbiamo ripartire, il giro è ancora lungo.
Facciamo un altro paio di tappe in aree adiacenti. Troviamo meno gente. Gruppi di tre, al massimo quattro persone. Si ripete con naturalezza il cerimoniale. Per ripartire alla volta poi di una spazio vicino all’antico Teatro Romano. Qui troviamo forse l’unico degli homeless che sembra raccogliere la componente poetica di una tale scelta di vita. Una lunga barba bianca, uno sguardo intenso e una voglia di intrattenersi ed intrattenere con la parola. Da lontano lo guardo nel suo gesticolare, mentre Antonio si prende una pausa dal posto guida del furgone e scende per fare quattro chiacchiere con me. Mi racconta della storia architettonica dei luoghi che stiamo calpestando. Mi descrive entusiasticamente le origine romaniche di questa città, indicandomi con l’indice i luoghi più suggestivi di Verona. In questa piacevole descrizione anche il pittoresco homeless che ha trovato dimora all’interno di un sottoscala romanico, appare ben incastonato nella storia. Peccato che siamo nell’anno duemilaedieci e la dignità e l’integrità del singolo non sono ancora completamente rispettate.

Ripartiamo, ormai siamo in giro già da un’ora e mezza. Attraversiamo una laterale del centro per controllare che non ci sia sfuggito qualcuno da aiutare e poi ci dirigiamo nelle vicinanze della tomba di Giulietta. Qui c’è un ultimo gruppo di persone che ci aspetta. Alcuni vengono anche svegliati dal nostro arrivo, effettivamente non è proprio l’orario più consono per cenare, però riaprono volentieri gli occhi quando ci vedono.
Anche qui un’altra situazione di contrasto. Una coppia accovacciata e infreddolita a terra e a fianco a loro un luminoso locale da poco inaugurato. Sembra quasi finzione, ma non lo è. Non ci sono limiti ai paradossi.
Torniamo alla base. E’ mezzanotte e un quarto. Anche per questa sera i giri della Ronda della Carità sono terminati. Stringo la mano ai tutti i componenti della “mia” squadra. Li guardo ad uno ad uno negli occhi. Avrei tante cose da dirgli. Mi limito ad un semplice, ma sentito grazie. Questa sera ho avuto l’onore di fare parte di loro. Questa sera ho avuto il piacere di vedere con i miei occhi che esistono ancora tante brave persone. Non so se quello che andrò a scrivere sarà all’altezza, sicuramente però glielo vorrò dedicare. Se lo meritano con tutto il cuore.
Bravi ragazzi.

UNA NOTTE A VERONA
Alessandro e Ivan. Origini diverse con destini simili.
“… io entro quest’anno mi voglio sposare… è da tempo che ho la ragazza… ora voglio sposarla!”, sono queste le parole che inondano la piccola stanza dove ci troviamo. A dirle è Alessandro, anno di nascita 1973, partenopeo d’origine. E’ proprio con la solarità e la teatralità delle voci di Napoli che ci racconta la sua storia. Trasferimento a Milano con il padre per lavoro “è stato un periodo di alti e bassi…”. E qui i bassi sono quelli che ti portano all’inferno. Non approfondisco, ma il suo sorriso amaro è emblematico. “Volevo fare la mia strada… il lavoro di mio padre, non era il mio… ho sbattuto la porta e me ne sono andato…”, commenta una scelta certamente sofferta. Da sette mesi ora è Verona la sua casa. Già casa, visto che è la città che lo ospita di giorno e durante la notte. E’ il cielo che sorvola l’Adige, quello che Alessandro vede prima di addormentarsi. Sono il freddo e l’umidità della città veneta ad avvolgerlo nel suo peregrinare. Piccola parentesi per questi gelidi mesi fino a marzo, visto che l’amministrazione comunale ha previsto l’apertura di centri di accoglienza per i senzatetto, ma tra poco meno di un mese si ritorna in strada.
E la strada è il luogo che accomuna anche Ivan. Cinquantenne moldavo. Ha conosciuto Alessandro in uno di questi centri di accoglienza, quello gestito dalla Ronda della Carità, che nella figura eroica di Mario, questa sera ci ha permesso d’incontrarli.
Ivan a differenza del suo momentaneo “compagno di casa” è schivo. Un po’ imbarazzato forse. Parla poco, ma i suoi occhi dicono molto. E’ lo sguardo di una persona buona, impaurita, in un certo qual modo ferita. Ferita da una vita che lo ha visto per anni lavorare in Siberia, là dove solo sentire un racconto epico, può far rabbrividire chi ascolta. Ora c’è l’Italia, la tanto sospirata Italia, ma il lavoro non c’è più. Nemmeno il matrimonio è rimasto. Ci sono due figli, vivono con la madre sempre in Italia, ma le occasioni per vederli sono sempre più rare. Intanto Ivan coltiva un sogno. Quello di tornare a casa sua – “voglio tornare in Russia…” – chissà se è un lapsus, oppure se per lui la Moldavia è rimasta nella sua memoria ancora una delle terre di quella Repubblica Socialista Sovietica. Chissà.
Comunque sia poco importa. Tra pochi giorni torneranno a guardare le stelle su Verona, magari con la speranza di vederne cadere qualcuna. In fondo hanno entrambi dei desideri da esaudire.
Buona notte Alessandro. Buona notte Ivan.
(Mario, Consigliere della Ronda della Carità)
Andrea Bettini "ILBETTA" Il suo blog ILBETTA ON AIR
Photo Credits Alfredo Montresor "FRED" S4C@Verona: un sorriso nella notte Flickr Fred:vr
BAITA ALPINI BORGO VENEZIA
04 dicembre 2009
CHE BELLA FESTA !
Sono appena rientrato dalla Baita degli Alpini di
BorgoVenezia , dove un riuscitissimo incontro/cena si è consumato fra una
quindicina di alpini e una ventina di rondini del sabato e della domenica.
Erano presenti pure delle persone straniere: un tunisino, un nigeriano, un
albanese e un peruviano.
Il responsabile del gruppo alpini
nell'applauditissimo discorso si è soffermato proprio sull'ottimo legame fra
Alpini e Ronda e sugli ottimi rapporti che legano gli italiani con gli
stranieri volonterosi e onesti.
Il signor Enrico Zantedeschi ha concluso
facendo gli auguri di Buon Natale a tutti ed ha regalato agli stranieri il
gagliardetto del gruppo di Borgo Venezia.
Ha risposto, per la Ronda, il
presidente Marco Tezza ricordandosi di ringraziare soprattutto per il fatto
che da ben 7/8 anni gli alpini per 52 sabato all'anno preparano la
pastasciutta per i senza fissa dimora.
Ho trovato, provato veramente
un'aria di sincera amicizia e reciproco rispetto al di sopra di culture,
razze, religioni diverse.
Se si facessero di più incontri conviviali con un
tale spirito, molte incomprensioni cadrebbero e più facilmente si
arriverebbe ad una sincera e proficua integrazione.
W gli Alpini, W l'Italia
sono state le ultime parole di Zantedeschi.
Io aggiungo W la Ronda e W l'integrazione, il rispetto e l'amicizia.
Carlo B.
LA LUCE DEL NATALE
A Natale
si può collaborare con gli altri
essere amici di tutti
e non nemici.
Si può essere più generosi.
Luce ed ombra
sono sempre dentro di noi.
A Natale
è il momento per migliorare
riflettere su noi stessi
sui propri comportamenti
buoni e cattivi.
A Natale
è il momento per aprirsi agli altri
per essere più solidali
e donare.
A Natale
ci possiamo rinnovare
avere più luce in noi
togliere l'ombra
e riflettere su noi stessi:
questa è la luce del Natale.
Martino Beaco classe IV BI R. Rosani
Verona Dicembre 2009 - Per La Ronda e per Rino Allegro
ANGELI E FIGLI
Tocchi leggeri
Piume d'angeli passeggeri
Ali invisibili
Spiriti sensibili
Di giorno si confondono fra la gente
Mentre di notte sono fra coloro che silenziosamente
Nascondono negli occhi la propria storia
Frammenti di una memoria
Vivono sulla terra
Per chi la realtà è diventata cosi nera
Cercano di dipingerla a colori
Portando amore nei loro cuori
Si fermano vicini a sentire il vento
Ad ascoltare il fragile lamento
Di chi la vita in un attimo ha tolto tutto
Ogni cosa in cui aveva creduto
Loro, angeli e figli di Dio, sono ovunque
E ci saranno comunque
La, dove il cielo abbraccia la terra
Al calar della sera
La, dove la povertà
E' l'unica realtà
La, dove al posto del mattone
C'è una casa di cartone
La, dove parchi, ponti, strade e stazioni
Fungono d'abitazioni.
Lucia Miruna - 01 Dicembre 2009
Una Rondina alla prima esperienza, che vogliamo premiare per l'impegno nel volontariato e per la sensibilità dimostrata nei confronti dei senzatetto.
REPORTAGE: UNA NOTTE CON LA RONDA DELLA CARITA'
28 novembre 2006Il diario di una notte da rondina
L'appuntamento è alle 21.30 in via Silvestrini 10, sede della Ronda della Carità di Verona. Piove. Ci apre il portone Maria, capo turno del martedì sera e nostra guida d'eccezione per la serata. Alcuni volontari sono già arrivati, partono i preparativi che precedono abitualmente l'uscita.
ORE 21.30: LA PREPARAZIONE
I rondini, anzi le rondine visto che al momento siamo un gruppo esclusivamente femminile, iniziano a radunare tutto ciò che ci servirà durante la nottata. Coperte, indumenti, bicchieri e posate di plastica, tutto viene riposto ordinatamente dentro sacchi e casse. Arriva anche il cibo: pane, alcuni vassoi di dolci, the caldo, un grosso contenitore pieno di minestrone che hanno preparato i ragazzi di Gargagnago. Ma da dove arrivano tutte queste cose? Maria ci spiega che ogni turno della Ronda ha i suoi "fornitori": panifici, pasticcerie, ristoranti, gruppi parrocchiali che a turno offrono qualcosa e che assicurano all'associazione un continuo rifornimento alimentare. Il piatto forte del martedì (la pastasciutta), ad esempio, lo cucinano gli alpini di Santa Lucia.
ORE 22.00: RITIRIAMO LA PASTA DAGLI ALPINI
In sede i preparativi continuano; gli alpini attendono Maria a Forte Gisella per lo "scambio" e noi andiamo con lei. Due contenitori termici vuoti per due pieni di 10 kg di pasta: è questo lo scambio merci che avviene ogni settimana da ormai tre anni. Il cuoco Roberto, artigliere alpino classe '42, ha preparato penne al pomodoro e olive. "Una volta le facevo con il tonno - ci racconta allegro- ma questo sugo sembra riscuotere maggior successo. Sa, cerchiamo di stare attenti alle esigenze di tutti, il ragù ad esempio non lo possiamo fare perché ci sono tanti musulmani. Ma è l'ultima volta per quest'anno che cucino la pasta, dalla settimana prossima passiamo al minestrone di verdure: con l'arrivo del grande freddo va molto meglio".
Ringraziamo e torniamo alla base, aspettano solo noi per partire. Approfittiamo del breve tratto di strada per chiedere un po' di notizie sull'associazione. Chi è Bernardo? Quanti sono i volontari? Uscite tutte le sere? Maria inizia a tracciarci un profilo della Ronda e dei rondini. Una storia iniziata nel 1995 quando un gruppetto di volontari si unisce per aiutare un veronese un po' speciale, il clochard Bernardo, e che continua notte dopo notte da dieci anni grazie all'impegno di 150 volontari. Un impegno che non conosce sosta: sette giorni su sette, 365 sere all'anno, Natale, Pasqua e festività varie comprese. Sotto la pioggia o con la calura, i volontari della Ronda ci sono, sempre.
ORE 22.25: SI PARTE
Il furgone è pronto, carico di vestiti e vivande; arrivano altri volontari, ora siamo in 11 e ci dividiamo in due gruppi. Saliamo sul minivan, indossiamo il gilet giallo fluorescente d'obbligo e partiamo. Nella nostra squadra siamo in sei: Maria e Uli, due veterane della Ronda; Marco, postino che aiuta da tre settimane; Silvia (che tutti chiamano però Bibi), che ha soli 18 anni... e noi di VeronaSociale.
ORE 22.30, 1° TAPPA: IL DORMITORIO DI VIALE DEL LAVORO
Ci basta urlare "Ronda!" dalla tromba delle scale per ritrovarci in pochi secondi circondati da quasi tutti i 30 ospiti di questo dormitorio gestito dalla Comunità dei Giovani. Un piatto di pasta, un panino, un dolce, acqua e mezza bottiglietta di the caldo: questo è il menù della serata che offriremo a tutte le persone che incontreremo nel nostro giro. Capiamo subito che una delle cose più difficili di questo "lavoro" è riuscire a gestire le scorte. Tanti chiedono un panino in più, un'altra briosche, un po' più di the: si cerca di dare porzioni eque ma ad un certo punto si è inevitabilmente costretti a dire di no. La nottata è lunga, bisogna fare in modo che ci sia cibo per tutti. "Qui, confronto agli altri, stanno anche bene", ci dicono i volontari. E, seppur nel paradosso, l'affermazione è tristemente vera: un letto al dormitorio è un lusso se paragonato al cartone per la strada, chi vive qui ha fame ma almeno non soffre il freddo.
Mentre si mangia nella sala comune davanti alla tv, c'è anche chi ha voglia di scambiare due chiacchiere con noi. "Voi ce l'avete il permesso di soggiorno?" ci chiede un ospite ridendo "Perché non ti fanno stare qui se non ce l'hai". Capisce che siamo nuove e ci fa un po' di domande, per poi rispondere volentieri alle nostre.
Ciao, da dove vieni? "Casablanca, Marocco"
Quanti anni hai? "41"
Ci racconti come sei arrivato qui? "Ero sposato con una veronese, abbiamo anche avuto una bambina. Poi la storia è finita, con il divorzio ho perso la casa. Qui ci sono altri come me, anche italiani, che prima conducevano una vita normale e improvvisamente hanno perso tutto."
Dobbiamo andare, gli auguriamo in bocca al lupo. Ci stringe la mano e ci saluta dicendo "Meno male che ci sono quelli della Ronda, li ammiro davvero".
ORE 22.55, 2° TAPPA: PORTA VESCOVO
Scendiamo dal minivan, arrivano una ventina di persone. Il buonumore non manca, anche sotto la pioggia si riesce a scherzare; ma non sono tutti così e Maria e gli altri hanno il loro bel da fare per gestire la situazione. Qualcuno esagera, vuole una doppia razione e inizia a prendere a calci il sacchetto del pane, colpendo nella foga anche noi. "Tutti dentro il pulmino" incita Maria: obbediamo e velocemente ripartiamo. Ma cosa è successo? Capita spesso di subire la reazione inopportuna di chi si sta semplicemente cercando di aiutare? Non è la norma, ma a volte può capitare e "sono delle brutte batoste, vai a casa davvero abbattuto", confessa Uli. Quando accadono episodi di questo tipo vige una sola regola: si sale tutti subito sul minivan e, per qualche notte, si salta quella tappa. Una piccola "punizione" inflitta a malincuore ma che permette ai rondini di stabilire dei limiti e tutelare il loro operato.
ORE 23.10, 3° TAPPA: BORGO VENEZIA
Ci sono solo quattro persone, tutte moldave, che ci chiedono "per piacere" qualche vestito e rispondono "grazie" ad ogni mestolo di minestra che versiamo nelle ciotole. Uno di loro rimane steso nel porticato, sta male e non si alza. "Cerchiamo sempre di fare in modo che vengano loro da noi, altrimenti la situazione diventa ingestibile" ci spiega Maria "ma quando stanno male portiamo loro il cibo direttamente nel loro piccolo rifugio".
Mentre stiamo per ripartire compare nuovamente l'uomo che aveva creato problemi a Porta Vescovo e ci urla "Ladri!". Un'altra di quelle "batoste" che i rondini sono abituati ad incassare.
ORE 23.30, 4° TAPPA: I GIARDINI DI VERONETTA
Non c'è nessuno, proseguiamo il giro. "Ragazze, vi porto a conoscere Sandro", ci dice Maria.
ORE 23.35, 5° TAPPA: BORGO TRENTO
Sandro è un personaggio quasi mitico tra i rondini, è uno dei barboni storici della città e i volontari gli riservano un affetto particolare. Dorme ben nascosto sotto la pensilina del distributore, a qualche passo dalle pompe di benzina. Ci vede arrivare ma non si muove, andiamo noi da lui. "Sandro, stasera c'è pastasciutta, minestrone, pane, dolce, uva e the caldo, cosa vuoi?" gli chiediamo, "Maria, fa la brava, dàme el menù completo". Gli portiamo la cena, ci sediamo al suo fianco e gli chiediamo se possiamo fargli qualche domanda.
Buonasera Sandro, ci dicono sia un veronese doc... "Si, sono nato ai Filippini"
... classe? "1936"
Cosa faceva da giovane? Lavorava? "Ho fatto centomila lavori. Ingegnere, geometra, sempre nell'edilizia"
E la famiglia? Si è mai sposato? "No, niente mojèr. Non so se sia stato un bene o un male, ma ormai è andata così"
Sappiamo che i volontari della Ronda le sono molto affezionati, ma se il comune le trova una casa non avrebbe voglia di trasferirsi? "No, no, no, no, non 'ghe penso proprio. Sto bene qui. A volte mi sposto, cambio posto, ma una casa non la voglio"
Lasciamo mangiare Sandro prima che il minestrone si freddi.
ORE 23.45, 6° TAPPA: PIAZZA DANTE
In Piazza Dante ci aspetta già l'altro pulmino della Ronda, e assieme a loro una ventina di persone. I rondini ci fanno cenno di guardare sotto il porticato: nascosti dall'oscurità, altrettanti barboni stanno dormendo. In Piazza Erbe c'è il solito vociare dai bar più frequentati della città. Ma qui, a pochi metri di distanza, sembra di essere in un'altra Verona: nordafricani, rumeni, cingalesi, italiani sbucano improvvisamente - e quasi non capiamo da dove - prendono tutto ciò che riescono e se ne ritornano chissà dove a passare la notte. "Buonanotte" ci dice un ragazzo di Mantova prima di scomparire con il suo pasto. Ha solo 27 anni, un bel viso, il linguaggio di chi ha fatto tutte le scuole dell'obbligo: potrebbe essere uno dei ragazzi che in questo momento stanno bevendo uno spritz nei locali del centro. Invece chiede un paio di calze, prende la sua mezza bottiglietta di the caldo e se ne va.
ORE 00.15, 7° TAPPA: PORTA NUOVA
Per un ragazzo che salutiamo ne troviamo altri due altrettanto giovani che ci aspettano. Sembra di rivedere lo stesso film: 29 anni, evidenti problemi di tossicodipendenza, veterani delle notti all'aperto. Sarà che sono nostri coetanei, sarà che avrebbero potenzialmente le stesse facce di tanta gente con cui abbiamo condiviso i banchi di scuola, ma non riusciamo a trattenerci dal chiedere: "Ma cosa ci fai qui? Dov'è la tua famiglia?". Risponde solo uno dei due, ci racconta di aver avuto problemi a casa e di essersi ritrovato così. "Sono di Verona, purtroppo" aggiunge. Purtroppo? "Sì, perché non è certo bello fare questa fine nella propria città".
ORE 00.30, 8° TAPPA: LA STAZIONE
Approfittiamo del breve tragitto per fare un'ultima domanda ai volontari: ma se per caso la Ronda una notte non esce, cosa fanno queste persone? Ci danno la risposta che temiamo: "Saltano il pasto", dice Maria. E ci racconta delle altre associazioni che si preoccupano di dare da mangiare ai barboni; colazione, pranzo, una piccola merenda e poi la cena portata dai rondini, perché in un modo o nell'altro tutti abbiano qualcosa da mettere sotto i denti.
Arriviamo in stazione, ci sono un'altra ventina di persone a cui diamo tutto il cibo rimasto. Chiudendo il portellone del minivan facciamo in tempo a sentire uno di loro che ci dice ridendo: "Buonanotte, eh, se volete potete fermarvi a dormire qui... vi ospitiamo volentieri noi!".
Ma per noi la serata all'aperto finisce qui. La ronda è completata, torniamo a casa.
Felici di averne una.
Michela Toffali della redazione di Veronasociale
"Non si poteva raccontare di questo tipo di volontariato senza viverlo in prima persona. Un'esperienza forte ma importante".